(…)
Questa sospensione
sostituisce l’eternità.
Andammo su e giù per la carta geografica
quest’estate. Cercando solo
il riposo. Dietro il riposo c’era
la speranza di nuovi tempi,
o forse soltanto, recuperare le forze.
(…)

Sono versi da una lunga lirica di Carlo Bordini, che si intitola “Polvere” e che si trova nel libro I costruttori di vulcani (Tutte le poesie 1975-2010) (Luca Sossella Editore). Un incedere nel verso senza controllo, scavalcando la metrica ma conservando il ritmo, un ritmo liquido che sa di fiume più che di mare, talvolta di bacino lacustre e in fondo, alla foce, spesso di estuario, più che di delta. Un ritmo liquido per un contenuto polveroso, fatto di residui, detriti, croste, gesso. Bordini in questa poesia segue il ritmo del suo pensiero, in una composizione che probabilmente si è allargata ad abbracciare molte ore, di sicuro le ore della notte, e questo tipo di pensiero, che raccoglie una riflessione tanto lirica quanto universale, affiora e sprofonda in maniera carsica (torniamo al fiume). Racconta episodi di vita vissuta, schegge fotografiche, istanti brevi provenienti da un qui e ora di chissà quale punto della sua esistenza e poi ragguaglia, come se tirasse su una rete, e filtra la narrazione attraverso poche parole concentrate di significati, rimandi, soluzioni al problema sollevato, alla domanda appena posta. Carlo Bordini è definito un poeta autobiografico, allucinato. Qui lo definiremo un poeta scientifico, intendendo per scientifico colui che segue il metodo galileiano: ipotesi, esperimenti, tesi. Basti leggere “Polvere”, che è un poema sulla morte, brulicante però di tutto quello che c’è prima, perché la morte non è che un momento di intervallo tra due tempi. Il titolo è la sua ipotesi; seguono a questa dodici pagine di versi (e di singolari scelte di punteggiatura) per giungere alla tesi:

“(…) Dio

è molto sarcastico, per esempio. Mai conosciuto

uno più sghignazzante di lui. (Ora è mattina, si

sentono le voci. Non ha senso continuare.)

perché

infatti

frugheranno tra le mie ossa.”

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Che notte fredda, che meravigliosa notte, nella città che resta sempre nelle ore del tramonto. Siamo rimasti in pochi sulla strada; chi si saluta ancora per un po’, prima di tornare a casa e chi con un buongiorno inizia a lavorare. Nel ritardo c’ è ancora qualcuno in cerca di un modo per arredarsi il suo angolo di marciapiede, mentre da Trinità dei monti si scivola a passo Dixieland verso via Gregoriana! Le strade sono state appena lavate, il chiasso della macchina spazzatrice è rimasto nella via. Farò bene a mettere un po’ di musica!

Via Gregoriana, Roma (Italia)

Via Scanderberg, Roma (Italia)

Via delle Quattro Fontane, Roma (Italia)

Via degli Orti Giustiniani, Roma (Italia)

Un vento nero fa frusciare le foglie
che respirano confuse
e una rondine, tremando,
nel cielo oscuro traccia un cerchio.

Il crepuscolo che avanza
discutendo in silenzio
nel mio cuore tenero e morente
con il raggio che per ultimo sparisce.

E sopra il bosco quando fa sera
s’alza una luna di rame;
perché mai così poca musica,
perché mai un tale silenzio?

Osip Mandel’stam

Quelli sullo sfondo sono i Monti della Laga, in Abruzzo, in un inverno assolato di poca neve. La zona si trova nei pressi di Rocca Santa Maria, vicino ad una località boscosa denominata Ceppo. Qui, tra un capannone, un guard-rail ed un campetto da calcio, si muovono solo poche anime, solitari abitanti del luogo o sparuti visitatori. Tuttavia,  essi sono molto attenti a quel che dicono i muri, e ne abbiamo avuto piacevole riscontro.

Per loro sono queste poesie.

“(…) There are other places
Which also are the world’s end, some at the sea jaws,
Or over a dark lake, in a desert or a city—
But this is the nearest, in place and time,
Now and in England.(…)

da Little Gidding (Four Quartets)

Earl’s Road, London (UK)

Hyde Park Corner, London (UK)

Hobart Place, London (UK)

Roehampton University, London (UK)

Strano ma vero, a Londra c’era il sole e un’aria mite. Il caro Wladimir Koeppen per una volta dovrà ricredersi. E’ molto difficile in questa città “parlare coi muri”: la colla non funziona sulle vernici anti-affissione. Ma c’è sempre un’alternativa, una strada secondaria che ci porterà nello stesso luogo di quella maestra…

Piazza Martiri della Libertà, Teramo (Italia)

Piazza Dante, Teramo (Italia)

Largo del Proconsole, Teramo (Italia)

Via Duca degli Abruzzi, Teramo (Italia)

E’ una notte particolarmente gelida sotto il Gran Sasso. Le Pecore del gruppo si spostano lente, con le mani gelate, i cappelli calcati in testa. Non c’è quasi nessuno in giro. Un albero di natale sbilenco ottenuto addobbando l’alberello di un’aiuola pubblica con fili colorati, bottiglie vuote, cicche di sigarette e un carillon che manda musica campeggia in Piazza Martiri della Libertà: è l’albero di Cianciùlo, uno dei “diversamente sani” della città. Il cielo è sereno, la temperatura molto bassa, non c’è vento, il manto stradale appena fuori dalle mura inizia a ghiacciare. Da qui siamo partiti e qui torniamo, di tanto in tanto. Exploration…

(…) We shall not cease from exploration

And the end of all our exploring

Will be to arrive where we started

And know the place for the first  time.

T.S. Eliot

((…)Non dovremmo smettere di esplorare/ E alla fine delle nostre esplorazioni/ Arriveremo là donde partimmo/ Come a un luogo sconosciuto.)

Gli ultimi versi dei Four Quartets di T.S.Eliot. percorrono l’ultimo tratto di coda dell’uroboro, per tornare nella sua bocca. L’uroboro, il serpente simbolo dell’infinito e dell’eterno ritornare delle cose non è più o non è soltanto, in questo poema, l’immagine del tempo e della Storia come entità superiori, non è l’emblema della natura, al di là del bene del male, intesa come sistema dell’universo. T.S.Eliot sceglie il verbo modale shall e non è un caso. E’ un verbo inglese tipico del dare suggerimenti o dell’imperativo cortese. Si usa solo con la prima persona singolare e plurale. Dunque è un verbo dell’io o del noi, un verbo che comprende chi parla, un verbo di azione condivisa. Di fatto, i Quattro quartetti sono un discorso rivolto a qualcuno. Egli ha attraversato paesi, boschi, città, spazi siderali, visioni, guerre, piogge d’Inghilterra, relazioni umane, il Nulla, il Tutto, ha raccontato. E’ arrivato qui, alla fine del viaggio, dell’esplorazione e cosa fa? Invita a ricominciare ad esplorare e vedere quel che abbiamo già conosciuto come fosse la prima volta.

Forse è vero che non dovrebbero esistere le seconde volte.

Oppure è vero che la seconda volta sarebbe di nuovo una prima volta se noi fossimo già diversi.

Abbiamo iniziato col serpente, finiamo col serpente. I serpenti cambiano pelle e quando lo fanno abbandonano quella vecchia. Ne avete mai vista una sul bordo di una strada di campagna in mezzo ai rovi? Aguzzate lo sguardo. Leggete quest’opera di Eliot.

E la parola che si mette  a fuoco sembra essere: trasformazione.

Piazza Galvani, Bologna (Italia)

Via Val d’Aposa, Bologna (Italia)

Via Farini, Bologna (Italia)

Via de’ Chiari, Bologna (Italia)

Vicolo Monticelli, Bologna (Italia)

Per la quinta notte, le Pecore calcano le strade bolognesi. Dopo il vento di Scirocco e la pioggia, la temperatura ha perso un po’ della sua rigidità. E’ sabato sera, ci sono calche di gente solo davanti ai locali, soprattutto davanti ai più brutti. Strade e piazzette sono quasi del tutto vuote, giallissime.

(Un)premeditated Art,  scriveva P.B.Shelley