La notte di Pisa e il bello dell’incerto: Sandro Penna

Ero solo e seduto. La mia storia
appoggiavo a una chiesa senza nome.
Qualche figura entrò senza rumore,
senz’ombra sotto il cielo del meriggio.

Nude campane che la vostra storia
non raccontate mai con precisione.
In me si fabbricò tutto il meriggio
intorno ad una storia senza nome.

*

Con il cielo coperto e con l’aria monotona
grassa di assenti rumori lontani
nella mia età di mezzo (né giovane né vecchia)
nella stagione incerta, nell’ora più chiara
cosa venivo io a fare con voi sassi e barattoli vuoti?
L’amore era lontano o era in ogni cosa?

La notte del venerdì, Pisa pullula di gente, ma l’Arno scorre sempre cheto, baluginante del riverbero dei lampioni.

Abbiamo scelto queste due poesie di Sandro Penna per corrispondenze e riconoscimento.

Il poeta che, con il suo verso musicale e sobrio, ci ha raccontato le diverse età e lo struggimento di ognuna per se stessa e rispetto alle altre. Perché ognuno di noi ha un’età e altre a cui non appartiene più o non appartiene ancora. Un numero che ci definisce, ma in verità non può farlo.

Come ogni parola e sentimento o pensiero che con essa definiamo: le parole esprimono ma non limitano, declinano ma non assolutizzano: siamo noi che spesso finiamo per farlo, imprigionandoci.

Ma la stagione è incerta e la storia è senza nome.

Via San Martino, Corso Italia, Via San Lorenzino, Pisa (Italia)

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