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Archivio mensile:novembre 2011

Via Accademia delle scienze, Torino (Italia)

Via Barbaroux, Torino (Italia)

Via Verdi, Torino (Italia)

La Gran Madre si staglia illuminata sulla città, il Po e la Dora Riparia scorrono inarrestabili, il clima “Cfa”, secondo la classificazione di Koeppen, ci accompagna umido e freddo. Le parole si temprano.

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sabato tregua
non si ride
da mezzanotte
a mezzanotte
non si piange

Samuel Beckett

Stavolta è Beckett a parlare dai muri, oltre il teatro, conservando anche in poesia quel linguaggio allucinato e tagliente che gli è consono, e lo fa attraverso una delle sue schegge di parole presa da Mirlitonnades, raccolta poetica scritta in francese tra il 1976 e il 1978. Manciate di versi, brevi strofe divise da asterischi, che prese singolarmente sono pizzicotti che ci fanno rinvenire e prese tutte insieme sono un canto distorto e dissonante dedicato all’umano, di nuovo pieno di domande -la poesia domanda così spesso- di nuovo pieno di considerazioni laconiche, stringate, essenziali che corrono sulla lama dell’intuizione. Abbiamo fatto dei conti, stavolta. Contato le parole che si ripetono più volte nell’opera. Notare le ripetizioni, il valore della ripetizione. La ripetizione ci dà la cifra dell’importanza di una parola in uno scritto e dunque di un’intenzione. Le parole –e i sinonimi di esse- più ricorrenti nei versi di quest’opera di Beckett sono: tempo, notte, giorno, vita, parole, dire, andare, vedere.
E’ tutto così chiaro.

sogno
senza fine
né tregua
a nulla

Fabbricare fabbricare fabbricare

Preferisco il rumore del mare

Che dice fabbricare fare e disfare

Fare e disfare è tutto un lavorare

Ecco quello che so fare.

 

Dino Campana

 

Dino. Dino che cammina vicino ai muri. Dino nascosto dall’ombra dei portici. Dino con un cappotto più grande di due taglie. Dino verso i fossati, in mezzo alla campagna toscana. Dino sotto la pioggia senza impermeabile e senz’ombrello. Dino coi baffi gatti, grandi e impertinenti. Dino con gli occhi aguzzi che osservano e scrutano. Dino irrequieto che gira, che cerca. Dino che corre, che si ferma, che scappa…Dino amato, Dino respinto, Dino cercato, Dino dimenticato. Dino col passo lungo, Dino con piedi guizzi, Dino che balza, che scalcia, che rotola…Dino energia, Dino rivolta, Dino a disagio, Dino poeta, Dino dei salotti, Dino dei versi…Dino sui libri, Dino e il s u o libro. Dino che si accende, che illumina e risplende. Dino in montagna, Dino dei fiumi. Dino  che torna, di nuovo a Bologna, Dino che parla.        D i n o  SuiMuri.

 

Via Belle Arti, Bologna (Italia)

                                                         Via Nicola Zabaglia, Roma (Italia)

Via di Porta Maggiore, Roma (Italia)

Via Lorenzo Ghiberti, Roma (Italia)

Siamo partiti dalle strade nei dintorni del Cimitero Acattolico di Roma, detto anche Cimitero Inglese, quel luogo silenzioso, sereno, pieno di alberi e di aria sottile dove riposa anche Amelia Rosselli. Un inizio di novembre assolato e caldo a Roma, il verde cupo dei cipressi che sembrano pennelli, le strade larghe, milioni di pietre velate dalla polvere di molto antiche generazioni; la città si muove come un formicaio poggiata sul tempo lungo che riposa sotto le strade. Le parole si mescolano all’asfalto, al catrame, al sole, alla luce che è sempre “quella” luce di Roma.